PAVIA. Il colore dei bambini per definizione sarebbe il bianco, della purezza e dell’innocenza. Le centinaia che hanno popolato piazza del Duomo ieri pomeriggio però hanno fatto una scelta diversa. Ad accogliere papa Leone XIV c’era una folla colorata. Il giallo dei cappellini, le maglie verdi, blu e arancio dei gruppi dei vari oratori della provincia, l’azzurro delle divise degli scout. La pennellata più “tinta” di tutte però l’ha data l’atmosfera. Tre ore a cantare, ballare e intonare cori sotto al sole, caricando una gioia sfociata in urlo collettivo quando, in lontananza, si è iniziata a intravedere la papamobile in arrivo. Poi le lettere dei giovanissimi dedicate al Pontefice, il saluto alla gente e l’appello ai presenti: «Se vogliamo che il mondo viva in pace, partiamo da noi stessi: cerchiamo di essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione».
L’attesa Da programma, il Pontefice sarebbe dovuto arrivare intorno alle 17. Già dalle 14 però ai piedi del Duomo iniziano a radunarsi i giovanissimi. Con la presenza dei gruppi organizzati dai Grest delle parrocchie, l’attesa non può che trasformarsi in festa. Le casse posizionate sulla scalinata garantiscono la musica, gli animatori tra la folla l’intrattenimento. I balletti non servono però solo a ingannare il tempo: il piano è accogliere il Papa con una coreografia e per un’occasione simile non si può sbagliare neanche un passo. Così, mentre bambine e bambini emulano le mosse dei loro tutor a ritmo di “hit” da centro estivo, le ore scorrono. Alle 16 la piazza è quasi piena, ma spaccata in due. I più coraggiosi rimangono sotto il sole, spunta qualche ombrello per proteggersi e poco più. L’altra metà della folla preferisce l’ombra del porticato, ma per farsi travolgere dal caldo ci sarà tempo. Inizia la proiezione in diretta della visita di Leone XIV, dal maxi schermo. «Manca sempre meno, sarà qui tra poco», richiamano dalla scalinata del Duomo i responsabili della Pastorale giovanile della Diocesi di Pavia. La risposta è a una voce sola: «Papa Leone! Papa Leone!», come un coro da stadio. Tra chi mostra più emozione c’è il gruppo di giovani arrivati da Belgioioso. Dalla transenna spuntano solo le teste degli animatori adolescenti, dietro al cartellone di saluto al Pontefice, ma affacciandosi si nota che i più esaltati sono i bambini. «Sono insieme a mio fratello, mia cugina e mia zia – dice il piccolo Francesco, in prima fila –. Sono contento di essere qua». Alla domanda «Cosa vorresti dire a papa Leone?» tentenna un po’ e subentra il suo amico Giorgio in supporto: «Gli direi che è un pro». Un «pro», abbreviazione dell’inglese professional. Una persona con grandi qualità, “un grande” a voler trovare una traduzione. Il linguaggio evolve, a tal punto che Alessia, ragazza arrivata insieme agli amici da Binasco, al Papa vorrebbe dire «six seven», come recita un recente tormentone social. Un trend cavalcato dallo stesso Leone, che durante un’uscita pubblica ha riprodotto il balletto dalla papamobile. Insieme ad Alessia ci sono Andrea, che al Pontefice chiederebbe se la Juve tornerà a vincere lo scudetto, e Pietro. «La prima volta che ho visto il Papa era lontanissimo, oggi spero di vederlo da vicino – dice quest’ultimo –. Se succede? Gli chiedo l’autografo».









