Dalla Valtellina alla Valdidentro con i suoi borghi fantasma, c’è un territorio che non è sulle mappe, ma che va visitato. Con il gusto della cucina e il fascino ruvido dei vitigni eroici...domenica 21 giugno 20267' di letturaC’è una Valtellina che il turista frettoloso non vede mai. Non è quella dello scie dei grandi alberghi, non è quella delle enoteche sul fondovalle o dei valichi da cartolina. È una Valtellina laterale, silenziosa, ostinata: fatta di torri medievali che si sgretolano tra i castagni senza che nessuno le fotografi, di borghi dove le case conservano arredi e oggetti come se il tempo si fosse fermato, di terrazzi vitati quasi verticali dove i viticoltori faticano come i loro bisnonni perché non esiste altra via. Una Lombardia che non finisce sulle copertine e che proprio per questo custodisce un valore difficilmente replicabile.

In un momento in cui il turismo di massa ha trasformato le destinazioni più celebrate in scenografie di sé stesse, questa Lombardia offre un’alternativa concreta: itinerari che non richiedono prenotazioni con mesi di anticipo, borghi dove un visitatore è ancora un ospite. Regione Lombardia ha costruito negli ultimi anni una visione del turismo territoriale che va oltre i picchi stagionali, valorizzando reti di destinazioni minori collegate da percorsi tematici. Le proposte che seguono nascono da questa prospettiva: rotte reali, percorribili, dense di contenuto.