di
Luca Bergamin
Oltre la faccia più nota, il paese garganico ha in serbo per chi ha voglia di cercare numerose risorse alternative alle logiche dell'overtourism
Per trovare l’altra Vieste, più intima e refrattaria all'over tourism, legatissima alle ricchezze profonde del suo centro storico, del territorio silvano e marino che la cinge, dei suoi tesori archeologici e culturali, bisogna affidarsi alle persone che più amano il borgo garganico dominato dal castello eretto per volontà di Federico II di Svevia. E che «lottano» con la propria testimonianza e fervore quotidiani per preservare e far conoscere questo antico villaggio di pescatori che si estende come una proboscide fino alla Chiesa di San Francesco e custodisce le leggende più ancestrali come quella dell’amore incredibile tra Cristalda e Pizzomunno cantato perfino da Max Gazzè, anch’egli stregato dalla fascino irradiato dal monolite e dalla falesia bianchi. A cominciare da Giuseppe Fasanella, ormai da venti anni la guida per antonomasia tra i segreti botanici della Foresta Umbra ovvero un bosco esteso 11 mila ettari, di cui ha contribuito fortemente a scacciare la nomea di luogo ombroso e pauroso, penetrandolo insieme a scolaresche e viaggiatori altrettanto appassionati di alberi a bordo delle sue jeep e durante le camminate a piedi.








