Il suo nome mai come ora gli è utile per essere evocativo: patron Giulini, Tommaso all’anagrafe come il Santo, adesso ha bisogno di prove certe sullo stadio di Cagliari. «Sono dieci anni che azzardo tempistiche e puntualmente non si realizzano», si era lamentato il 28 maggio a Radiolina, prima uscita pubblica di una serie in cui era andato all’attacco. Della «burocrazia» prima di tutto: «Va semplificata», incalzava lui, più incline, per cifra stilistica, a non superare mai la metà campo avversaria. Ma oggi come un mese fa il presidente rossoblù aspetta che la partita del nuovo Sant’Elia «si chiuda intanto in Consiglio comunale». Perché a cascata, una volta che l’Aula voterà l’interesse pubblico dell’opera e la concessione del diritto di superficie, potrà essere pubblicata la gara internazionale.
La blindatura
Giulini, su tutto, è depositario dell’assetto societario. Questo sì, un segreto per i più. Nessuno conosce la composizione della futura NewCo che per cinquant’anni si intesterà la concessione del nuovo Sant’Elia. Adesso ci sono dentro il Cagliari calcio e la Costim Re, la srl dello sviluppo immobiliare che nell’operazione è il partner industriale di Giulini. L’unico (per ora) dichiarato. Soci, entrambi, di una Spv, una società veicolo, creata con lo scopo specifico dello stadio da realizzare. Ma domani chissà. È contemplata la possibilità di altri investitori in equity. Cioè con proprio capitale di rischio.






