La prossima settimana l'attenzione degli investitori si concentrerà per monitorare la tenuta dell'accordo siglato tra Stati Uniti e Iran, tra cui uno dei temi più sensibili per i mercati è la riapertura alla navigazione dello stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti hanno accettato di revocare il blocco dei porti iraniani e di consentire a Teheran di vendere petrolio in cambio proprio della riapertura della strategica via di comunicazione. Secondo una ricostruzione del Financial Times, al termine della tregua di due mesi concordata tra Usa e Iran, Teheran si riserverà il diritto di imporre alle navi delle "tariffe assicurative" e, secondo quanto riferisce la Pgsa, un'agenzia governativa iraniana creata a maggio, tutte le navi per passare dovranno essere in possesso di questa polizza approvata congiuntamente dall'Oman e dall'Iran. L'Oman, le cui acque territoriali attraversano lo stretto sul lato occidentale, aveva precedentemente dichiarato che non avrebbe imposto pedaggi, ma ora starebbe invece valutando l'introduzione di queste tariffe, simili a quelle utilizzate per lo Stretto di Malacca, che collega Malesia, Indonesia e Singapore.

Inoltre, la prossima settimana sarà caratterizzata da dati macro rilevanti, col focus principale sull'inflazione Usa. In particolare, l'attenzione sarà rivolta giovedì al Pce core, la misura di inflazione preferita dalla Fed, prevista in ulteriore lieve accelerazione. Il dato assumerà ancor più rilevanza del normale alla luce del recente tono da 'falco' del neogovernatore della Fed Kevin Warsh, che ha portato il mercato a prezzare un rialzo dei tassi Fed già nella riunione del prossimo settembre.