C’è tutto un mondo tra le pieghe dell’inchiesta condotta dalla Procura di Napoli che ha portato all’arresto di tre poliziotti della sezione antirapina della squadra mobile con l’accusa di aver messo a segno un’estorsione da 90mila euro ai danni di un “corriere” carico di denaro contante presumibilmente destinato ad essere riciclato. Domani gli interrogatori di garanzia alla presenza dell’avvocato Giuseppe De Gregorio, che assiste gli indagati.
L’ordinanza cautelare costituisce solo uno dei capitoli dell’indagine coordinata dalla pm Cristina Curatoli con il procuratore aggiunto Michele Del Prete. I versanti da chiarire sono diversi. A cominciare dagli accessi abusivi alle banche dati di cui gli agenti avevano la disponibilità per ragioni di servizio, ma che sono state consultate, secondo l’accusa, per fini diversi da quelli consentiti.
Oltre a quelli relativi alla vittima dell’estorsione, ne sono emersi altri sui quali sono in corso accertamento. In alcuni casi dettati da motivazioni apparentemente minori, ma almeno in una occasione l’interrogazione sarebbe stata seguita da una “soffiata” captata in una diversa indagine condotta dalla Procura di Bologna, tanto da spingere gli inquirenti a ipotizzare una violazione del segreto d’ufficio. Si indaga anche sul tenore di vita dei tre poliziotti








