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Bandiere palestinesi, insulti al «sionismo», sagome cartonate di Trump, Netanyahu e Musk appesi a testa in giù da un carro. Stesso trattamento riservato all’avvocato e senatrice Giulia Bongiorno, attaccata sul Ddl stupri, e persino alla scrittrice J.K. Rowling, autrice di Harry Potter, accusata di essere transfobica per aver espresso posizioni critiche sulle teorie gender. Insultato pure Vannacci. Questi i temi che si sono presi la scena del Roma Pride 2026, il corteo Lgbt patrocinato dal Comune che negli ultimi anni è sembrato spostarsi da contenuti «costruttivi» (i diritti, appunto) a posizioni «distruttive», tra insulti e scivoloni come quello di cui è stata protagonista l’associazione ebraica Keshet, a cui è stato negato di partecipare con un proprio carro per «non aver preso e non intendere prendere le distanze dal genocidio in corso a Gaza», si legge nel comunicato pubblicato dal Roma Pride lo scorso 25 maggio.
Pride, mille firme a Gualtieri per non escludere gli ebrei
Alla fine, pare grazie alla mediazione del Campidoglio, Keshet ha sfilato a piedi con 30 attivisti esponendo stelle di David arcobaleno e lo slogan «Fuori l’antisemitismo da tutti i Pride», ma è stata "accolta" da altri manifestanti con bandiere della Palestina e cartelli con la scritta «No pride in genocide». Con Keshet, anche l’assessore capitolino al Patrimonio, Tobia Zevi, che ha specificato di essere presente come privato cittadino.












