LA STORIA. Sara Piccirillo, originaria di Dalmine, è ricercatrice e docente all’Università di Albuquerque. È tra le massime esperte del tumore cerebrale.

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Tenere il tempo è un esercizio difficile, quasi quanto mappare l’invisibile geometria di un tumore cerebrale. Dieci anni sono un soffio se guardati allo specchio, ma diventano un oceano se misurati in chilometri, in provette, in quella testarda volontà di chi non si accontenta di vedere il mondo, ma vuole aggiustarlo. Nel 2015, Sara Piccirillo era una giovane promessa che da Dalmine aveva trovato casa a Cambridge. Oggi, quella traiettoria ha disegnato una parabola perfetta che attraversa l’Atlantico, tocca il Texas e si ferma, per ora, nel silenzio d’alta quota del New Mexico.

Sara è una ricercatrice, una donna che ha fatto della lotta al tumore cerebrale più aggressivo nell’adulto, ossia il glioblastoma, la propria bussola, e che oggi guida un laboratorio tutto suo all’Università del New Mexico. È una storia che parla di scienza, certo, ma anche di quella strana cosa che chiamiamo coraggio. «Nel 2015 ero a Cambridge, in Inghilterra, per un post-doc – racconta Sara –. Nella biomedicina il percorso è segnato: fai il dottorato, io l’ho fatto in Italia alla Bicocca, e poi cerchi di completare il tuo training andando all’estero. Il mio focus erano già allora i tumori cerebrali. Poi ho vinto un finanziamento della Comunità europea e le cose hanno iniziato a correre veloci. In questo campo, i lavori che pubblichi diventano i tuoi messaggeri: vengono citati, viaggiano ai congressi, incontrano sguardi. Così ho iniziato a collaborare con ricercatori dell’University of Texas Southwestern Medical Center a Dallas, abbiamo vinto dei finanziamenti e dal 2014 al 2016 sono andata in Texas, mantenendo però la mia posizione in Inghilterra». Il laboratorio ad Albuquerque