Erano stati già contattati Roberto Vecchioni e Francesco Di Leva, due nomi di spicco della musica e del teatro. «Venite a settembre a Poggiomarino per lanciare il sito turistico Longola?». E avevano dato la loro disponibilità alla commissaria prefettizia Gabriella D’Orso, che guida il Comune sciolto nel 2025 per infiltrazioni camorristiche dopo l’arresto di sindaco e vicesindaco. Chi ha appiccato l’incendio venerdì notte nel parco Longola ha anticipato i tempi. Bruciati l’infopoint, laboratori didattici, solo un tentativo andato a vuoto nell’auditorium e salvo il deposito con le 8 mila cassette di reperti archeologici che sono la storia di questo sito archeologico: un villaggio “protostorico”, capanne sul fiume Sarno abitate dal 1400 al 600 a.C.. Addirittura gli antenati di Pompei. In un’area di 32 mila metri quadrati, tre le zone in fumo distanti anche 50 metri l’una dall’altra. Chi ha agito conosceva i luoghi, sapeva dove colpire e magari sfuggire agli occhi delle telecamere di videosorveglianza.
«È una ferita grave per il territorio», dice il prefetto Michele Di Bari ieri in visita al Comune di Poggiomarino in segno di «vicinanza» ai cittadini e alla vice prefetto D’Orso. «Una ferita che sarà risanata - ripete Di Bari - ma di certo quanto accaduto non dovrà fermare le attività che si stavano svolgendo e che devono continuare. È il primo messaggio da dare a tutti».







