HomeFirenzeCronacaIl museo che vive grazie ai ventenni. Due fratelli restituiscono alla città i tesori di San Sebastiano de’ BiniLeonardo e Jacopo Margarito hanno riaperto la struttura dopo dieci anni. Subito tanto interesse . Importante la collaborazione con il priore di San Felice in Piazza. "Vogliamo che sia uno spazio di tutti". .Leonardo. Margarito ha riaperto il Museo di San Sebastiano de’ Bini insieme al fratello Jacopo e al priore Gianfranco RolfiRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciRiapre dopo quasi dieci anni di chiusura uno dei musei più autentici dell’Oltrarno. Dietro il portone di San Sebastiano de’ Bini, lungo via Romana, torna infatti ad accendersi una luce grazie all’impegno di due giovani fiorentini, i fratelli Leonardo e Jacopo Margarito, 24 e 21 anni, che insieme al priore di San Felice in Piazza, Gianfranco Rolfi, hanno deciso di restituire alla città un luogo ricco di storia e arte rimasto per troppo tempo lontano dai circuiti culturali più frequentati. Le prime aperture hanno già fatto registrare un risultato incoraggiante: oltre 120 visitatori nei due appuntamenti inaugurali. Una scoperta per i turisti, ma soprattutto per gli stessi fiorentini.
L’edificio custodisce una storia che attraversa quasi nove secoli. Nato tra il XII e il XIII secolo come ospizio destinato ai pellegrini diretti a Roma, nel Cinquecento divenne la cappella della famiglia Bini, una delle casate più influenti della Firenze rinascimentale. Nei secoli successivi l’oratorio ha conosciuto destinazioni diverse, ospitando confraternite religiose, attività artigianali e perfino una sala prove musicale. Soltanto negli anni Novanta prese forma il progetto di recupero che portò alla nascita dell’attuale museo. All’interno sono conservate opere che raccontano oltre 400 anni di storia artistica fiorentina. Tra queste spicca la Madonna dell’Umiltà, legata alla famiglia Bini e protagonista di una vicenda singolare. L’opera venne infatti rubata negli anni Trenta del Novecento e fu ritrovata soltanto 40 anni dopo sul mercato antiquario, prima di tornare nella sua collocazione originaria.











