Il volo di Demis

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Il sindaco di Urbino ufficializza la corsa alla presidenza dopo la richiesta del Partito democratico .

I più maliziosi l’hanno immaginata così: Marco Perugini, segretario provinciale del Pd, che fa il suo ingresso a Palazzo Ducale di Urbino con un mazzo di fiori, e una volta al cospetto di Maurizio Gambini gli fa la proposta: "Vuoi tu candidarti alla presidenza della Provincia?". "Sì, lo voglio". Insomma: il Pd ai piedi del sindaco urbinate di centrodestra nella speranza che la genuflessione sia la premessa di una vittoria che altrimenti i numeri renderebbero impossibile. La promessa di matrimonio è fatta, ora manca solo il timbro ufficiale. Venerdì sera, come ricorderete, la direzione provinciale del dem aveva dato mandato a Perugini, dopo una riunione tesa e una votazione piena di divisioni, di andare a chiedere la disponibilità a Gambini. Non ha dovuto faticare granché perché evidentemente l’accordo c’era già: ieri pomeriggio, infatti, il sindaco ha risposto con un lungo video nel quale ha elencato i motivi del suo sì. "Dopo le esperienze degli ultimi anni – ha spiegato – ho proposto di fare un accordo con il centrosinistra che riconosce la maggioranza di centrodestra: dunque, l’idea era di una lista unica nella quale ci sarebbero stati riconosciuti il presidente e sette consiglieri su 12. E invece non è stato possibile, si vuole andare per forza allo scontro che ha già fatto danni: il centrodestra ha messo i sindaci l’uno contro l’altro, creando attriti. Oggi la stampa riporta che Gambini passa al centrosinistra. No, io sono un candidato civico, rimango con la mia maggioranza di centrodestra ma vorrei gestire la Provincia in modo adeguato. Io il presidente non volevo farlo, tra l’altro il sindaco di Urbino non ha alcun vantaggio economico, il che non è secondario perché per me è solo un onere. L’amico Alberto Alessandri è stato candidato dal centrodestra ma una parte di quella coalizione non è contenta, non tanto di lui ma di questo modo di comporre la Provincia. Con tutta probabilità lunedì mattina presenterò la mia candidatura come sindaco civico che governa con il centrodestra e spero di poter rimanere con il centrodestra, sempre che non mi buttino fuori perché nelle ultime elezioni del consiglio provinciale è stata chiara la volontà di non votare il sindaco d’Urbino. Mi candido non per andare contro qualcuno ma per andare a favore della Provincia. Non lo volevo fare, ripeto, ma si rende necessario come indicato da molti sindaci del centrosinistra e del centrodestra. La lista unica rimane il mio obiettivo perché oggi si vota la presidenza (il 12 luglio, ndr) e a settembre si voterà il consiglio provinciale". Insomma, nei fatti Gambini rompe con il centrodestra e quel "spero che non mi caccino" la dice lunga sulle possibili conseguenze della sua candidatura a braccetto con il Pd. L’operazione è chiara. I dem non hanno i numeri per vincere perché il centrodestra è maggioranza, ma la candidatura di Alessandri, sindaco di Cagli, ha aperto qualche crepa: Gambini può essere in grado di approfittarne, anche se la sua irruzione fa a pezzi il campo largo. Cosa ci sia dietro lo si può invece supporre: per esempio, è probabile che Mauro Tiviroli, amministratore delegato di Marche Multiservizi, abbia già messo in fresco lo champagne. Infine, facciamo un passo indietro: il 9 maggio, il sindaco di Urbino aveva detto di non essere disponibile e che avrebbe lasciato ad altri la candidatura. Il 20 maggio, il Carlino commentava così: "Non badate al fatto che Gambini abbia detto di essersi ritirato dalla corsa: non è così. E peraltro non è la prima volta che le sue intenzioni sono l’esatto opposto delle sue parole". Tre giorni dopo, infastidito, Gambini aveva ribadito: "Già l’ho dichiarato, ma visto che ancora qualcuno lo mette in dubbio, torno a dire che non ho intenzione di candidarmi alla presidenza della Provincia". Ora siamo arrivati al dunque. Sia chiaro: non abbiamo particolari capacità di previsione; anzi, ci piace vincere facile: perché Gambini è sempre così, prendere o lasciare. E il Pd l’ha preso. A questo punto ne tentiamo un’altra di previsione: presto o tardi se ne pentirà.