Fu un’intuizione fortunat ed istintiva, nel 1996, a dar forma all’universo di Lucia Giovannetti. Che alla Canniccia ha festeggiato 30 anni di attività come stilista dei gioielli, capace di interpretare sentimenti e tendenze, un’avventura – come lei stessa ama ricordare – nata "in un momento in cui la mia vita era un caos, e che è stato il salvifico percorso di ordine e creatività". Circa 150 gli ospiti provenienti anche da Arabia Saudita e da Los Angeles, accorsi a condividere la storia di ’Lucia Giovannetti Gioielli’, una tra le boutique più prestigiose di Forte, e ammirare l’esposizione di preziosi che è stata sintesi efficace di tre decenni di lavoro a stretto contatto con maestri orafi: da una scintilla è nato il logo ispirato a un cd musicale, oggi segno distintivo di un’identità che racconta artigianalità, lusso e made in Italy e dal quale sono nate creazioni leggere e sonore come bracciali, collane, orecchini, fino ai baciamano dal gusto gipsy-chic, con le monetine capaci ancora oggi di esprimere l’anima più seduttiva e inconfondibile della maison.
Una produzione che ha trovato spazio nelle sale della Canniccia Motor Club di Attilio Bindi, tra fuoriserie parcheggiate e suggestioni di luci. Eccezionalmente in una teca blindatissima una Tormalina Paraiba Brasile certificata unica al mondo, arrivata dal Belgio e dal valore stratosferico. Che ha fatto sognare, in un galà che doveva essere onirico e divertente assieme. Le sorprese infatti hanno reso vulcanico e disinvolto l’appuntamento dal dress code super elegante (black tie optional): a cominciare dalla cucina col "cosciotto di vitella di latte" cucinano da don Roberto parroco di Ripa, cui è seguito lo Scoppolato di Pedona col "vino per la Santa Messa" per proseguire con il coinvolgente show musicale della Shary Band di Bologna, in una carrellata revival che ha fatto ballare in attesa della maxi torta di rito.









