Nessuna parola davanti al giudice. Si è avvalso della facoltà di non rispondere il tunisino di 37 anni, senza fissa dimora, incensurato, fermato giovedì con l’accusa di tentata violenza sessuale ai danni di una ragazza di 23 anni, in via Valbona, a Ponteranica. L’indagato, difeso d’ufficio dall’avvocato Bruni, nell’interrogatorio davanti al giudice delle indagini preliminari Purita ha scelto la via del silenzio. Oltre che di violenza sessuale, il nordafricano deve rispondere anche di lesioni e resistenza a un carabiniere, violazione di domicilio e rapina (ha strappato la collanina alla giovane).

Il 37enne davanti al gip ha risposto solo alle domande sulla sua identità, ma non a quelle in merito ai fatti avvenuti giovedì a Ponteranica. Al termine dell’udienza, il giudice ha sciolto la riserva convalidando il fermo operato dai carabinieri della Compagnia di Zogno e disponendo la permanenza nel carcere di via Gleno. Una misura cautelare, quella del carcere, richiesta dalla procura e accolta dal gip in ragione della gravità dei fatti contestati. Secondo l’ordinanza, il rischio di reiterazione del reato e il pericolo di fuga hanno reso necessario il mantenimento della misura detentiva più rigorosa. La vicenda, che ha profondamente scosso la comunità di via Valbona, resta ora al centro di un’inchiesta che mira a chiarire ogni aspetto del tentativo di aggressione. La difesa non esclude la possibilità di richiedere una consulenza psichiatrica. Proprio l’analisi della dinamica e degli oggetti rinvenuti sul luogo dell’aggressione costituirà nei prossimi giorni il fulcro del lavoro degli inquirenti. La vittima, che nel pomeriggio di giovedì è riuscita a lanciare l’allarme richiamando l’attenzione dei vicini – il cui intervento è stato decisivo per bloccare l’aggressore in flagranza – resta assistita e supportata dopo il forte choc subito. Il procedimento giudiziario muove ora i suoi primi passi formali, con l’indagato che rimane in carcere attesa di ulteriori sviluppi investigativi.