SACILE (PORDENONE) - Quando succede un po’ fa arrabbiare, ma se quella che attendi è una raccomandata contenente il risultato di un importante esame medico (in questo caso una Tac), allora è facile che l’arrabbiatura aumenti di parecchio. È successo, anzi, sta ancora accadendo, a Cavolano. Nella frazione abita Adriana Giust. Martedì scorso, attendendo una missiva importante, Adriana è andata a controllare la buca delle lettere, trovandovi il classico foglietto “Avviso di giacenza”. Il papiro lungo e stretto partorito dalla macchinetta del postino che ha suonato e non vi ha trovato in casa e dunque si è visto costretto a lasciare l’elenco delle possibilità di ritiro. «Peccato che mia mamma fosse rimasta a casa tutta la mattina», commenta amara la figlia Francesca. Non è la prima volta che capita che chi si trova in casa non senta il furioso scampanellare del postino che insistentemente reclama la nostra attenzione. Segnalazioni di questo tipo non sono nuove ma si sa, troppi rumori hanno compromesso l’udito di tanti.

L’ITER «Pazienza per l’avviso di giacenza, ma l’iter che ne consegue è un delirio - aggiunge Francesca facendosi portavoce di molti che pensano che si potrebbe semplificare -. Nell’avviso si legge che dalle 16 del giorno in cui lo si è ricevuto, si può chiamare il numero verde e concordare un nuovo tentativo di recapito, oppure ritirare direttamente la raccomandata recandosi all’Ufficio postale a partire dal secondo giorno lavorativo. Quindi da giovedì mia mamma poteva, o meglio, avrebbe potuto avere il risultato del suo esame. L’ufficio indicato è quello di San Odorico». La donna fa così, salvo sentirsi dire che non può ritirarlo lì, anche se così è scritto sullo scontrino, ma deve recarsi all’ufficio postale centrale. «Mi offro di passare io in via Cavour - va avanti la figlia -, prepariamo regolare delega, mi reco all’ufficio postale centrale e mi sento rispondere che no, devo andare a San Odorico». In entrambi gli Uffici non difetta la cortesia degli operatori, bene precisare, ma la consegna resta una chimera. «L’impiegata si offre di chiamare il numero verde e fissare un nuovo recapito, consentendo a mia mamma di conoscere l’esito del suo esame almeno in settimana», spiega Francesca. OSTACOLI Il destino beffardo le gioca però un altro scherzo. «Nonostante si sia dentro i 3 giorni previsti, al numero verde dicono che è troppo tardi e l’impiegata, che cerca di aggiustare la cosa, mi invita a recarmi di persona l’indomani mattina alla porta della responsabile dei postini e combinare così». Francesca accondiscende, ma l’indomani si trova di fronte un muro. Non si può fare, non è modo. Altro vicolo cieco, ma stavolta la sacilese decide di presentare un formale reclamo alle Poste e così fa, tra l’altro «Mentre compilo il mio foglio di reclamo c’è un altro signore che fa lo stesso. Anche lui per la mamma, la sua pure disabile, anche in quel caso per un avviso di giacenza che gli impedisce di avere dei documenti che mi dice importanti».Hanno anche modo, in quel frangente, di scambiare due parole con il direttore dell’Ufficio «Che ci ha spiegato che lui non ci può fare niente, che le procedure sono così e che comunque il reclamo verrà preso in considerazione. Pare finisca a Udine». Francesca e mamma Adriana (che ha 80 anni) sono piuttosto amareggiate. «Io ricevo l’avviso il giorno 16 e se mi va bene questo plico lo riceverò intorno al 24 o 25, cioè dopo una decina di giorni, quando la raccomandata di fatto è lì, negli uffici sacilesi. Sto facendo tutto per farmi consegnare una cosa che mia madre avrebbe potuto avere in mano da giorni», ma forse è il campanello che non funziona a casa della signora di Cavolano e magari anche in molte altre abitazioni sacilesi. «Quello che aspettiamo è un referto medico, non il nuovo bancomat o un’altra comunicazione che magari può attendere», concludono le donne.