Un altro di quelli che l’hanno vinto, il Mondiale. Giancarlo Antognoni. In questo caso nel 1982. E che ovviamente faticano, ora, a capacitarsi della brutta china presa dal calcio italiano. Ma tutto cambia: capita persino che le bandiere – e questo è il caso – scelgano «per coerenza» di non partecipare alle celebrazioni per il centenario dei club con cui hanno scritto la storia. La Fiorentina. Non capita, però, che perdano la passione. Ben venga, dunque, una chiacchierata in cui si parla di Mondiali vecchi e attuali, di Fiorentina, di campioni. Ovviamente di “colleghi” numero 10. Alcuni hanno già dato (tanto), e allora ci si gioca a golf in una giornata dal sapore benefico (domani a Torino la Vialli e Mauro Golf Cup: ci sono anche Platini e Zola). Altri sono in piena attività: da Messi a Nico Paz, passando per Yildiz. Antognoni apprezza, elogia. Dispensa qualche consiglio e spunto di riflessione a giocatori che stima e a cui è legato. Antognoni, in questi giorni si è parlato molto della scelta di non partecipare alle prossime celebrazioni del centenario della Fiorentina.«Non è una decisione presa oggi. L’avevo già maturata cinque anni fa, quando sono andato via. Mi ero detto che non sarei tornato finché fosse rimasta la stessa proprietà. La proprietà è la stessa e quindi la mia posizione non cambia». Teme che i tifosi possano restarci male?«Qualcuno sicuramente sì, e mi dispiace. Però spero capiscano anche il mio stato d’animo. Il mio legame con la Fiorentina non cambierà». L’ha riscritto anche nel libro “Una vita da dieci”.«Questo libro nasce proprio per il centenario e racchiude molte delle mie sensazioni come giocatore, dirigente, uomo e padre di famiglia». Il viola e l’azzurro. Un’immagine del 1982 che le torna in mente?«Il cambiamento della squadra nel giro di una settimana. Quello era uno spogliatoio-famiglia. Se si analizzano i singoli giocatori del gruppo, si scopre che erano praticamente tutti leader e capitani nei rispettivi club». Che Mondiale sta vedendo oggi, invece? «Lo seguo con interesse, anche se senza l’Italia è diverso. Forse ci sono troppe squadre, ma i grandi campioni emergono sempre. Messi, Kane e altri giocatori di quel livello continuano a fare la differenza». Lei ha un tatuaggio con il 10 di Maradona. «Sì, certo. Diego il migliore di tutti» Messi ci si sta avvicinando? «Sì. Dopo Maradona, a livello tecnico e di fantasia, metto sicuramente lui». Lei è sempre stato un difensore del numero 10 classico. Ne vede ancora in giro? «Pochi. Il calcio è cambiato molto. Oggi la tattica prevale spesso sul talento individuale e i giocatori fantasiosi vengono penalizzati. Molti allenatori li spostano più avanti o sugli esterni. Il vero numero 10 sta scomparendo». Chi le piace tra i giovani? «Nico Paz è un giocatore molto interessante. Yildiz ha qualità importanti: finale di stagione difficile e mondiale sfortunato, ma è uno dei talenti tecnici più promettenti. Può fare il 10, l’11, può giocare praticamente ovunque». Perché in Italia facciamo più fatica a produrre fantasisti rispetto al passato? «Perché in Italia si dà meno spazio a quel tipo di giocatore. Una parte di responsabilità ce l’hanno anche gli allenatori. Oggi si pensa molto all’organizzazione tattica e meno all’estro». Lei ha vissuto un calcio fatto di bandiere. Lei stesso ha detto dei “no”. Di recente tanti viola sono passati alla Juventus. Operazioni che lei ha visto da vicino, a Firenze: Chiesa, Bernardeschi, Vlahovic. «Il calcio è cambiato, quindi non mi sorprende il trasferimento in sé. Piuttosto mi sorprende che alcuni non siano riusciti a esprimersi come avevano fatto a Firenze». Ha ancora rapporti con Vlahovic? «Sì, certo. Ci scriviamo spesso». Che consiglio gli darebbe in questa estate da svincolato?«Di restare alla Juventus! Dusan è un giocatore importante, uno che fa gol. Attaccanti con quelle caratteristiche non se ne trovano tanti. Ma bisogna saperlo prendere». Cosa significa saperlo prendere? «Farlo sentire importante. Coccolarlo anche dal punto di vista umano. Non credo sia una questione economica, per lui. È un ragazzo che ha bisogno di fiducia. Non conosco le dinamiche interne e non so come andrà a finire. Però parliamo di un centravanti che ha qualità importanti. Se lo valorizzi nelle condizioni giuste può darti molto». Da Messi, Yildiz e Nico Paz a Platini e Zola, oltre che... Antognoni. Vi ritroverete sul green. «La Vialli e Mauro è sempre un appuntamento speciale. Il ricordo di Gianluca è vivo per tutti: non solo per gli ex giocatori ma anche per i tifosi, gli amici e tutte le persone che gli hanno voluto bene. Il torneo che sta portando avanti Massimo Mauro è un’occasione per fare solidarietà e divertirsi».