Nella rappresentazione del complesso contesto che riguarda il confine tra Messico e Stati Uniti, Yuri Herrera abbandonò a suo tempo qualsiasi prospettiva realistica – tanto che i nomi dei due stati non appaiono mai in modo esplicito nei suoi romanzi, così come rese improbabile l’individuazione di luoghi e tempi precisi – riuscendo tuttavia a rimanere saldamente ancorato a quanto c’è di reale nei fenomeni della migrazione, del narcotraffico e della violenza loro associata.

Quella realtà – nei primi tre romanzi di Yuri Herrera, La ballata del re di denari (2003), Segnali che precederanno la fine del mondo (2009) e La trasmigrazione dei corpi (2013) oggi riuniti in un solo volume, Trilogia della frontiera (traduzione di Pino Cacucci, La Nuova Frontiera, pp. 288, € 21,00) – viene infatti tutta proiettata in una dimensione letteraria e sviluppata attraverso materiali eterogenei, vicini all’allegoria e al mito, anche grazie a un linguaggio in grado di elaborare interrogativi profondi sull’identità, la diversità e l’alterità.

Apparsi in Messico diversi anni fa, questi romanzi funzionano ancora come una chiave di interpretazione di quel mondo, nonostante la crescente e drammatica militarizzazione dell’area, grazie al narcotraffico e ai governi dei due paesi confinanti.