I Mondiali di calcio maschile, ospitati da Stati uniti, Canada e Messico, sono in corso e i gruppi di difesa dei diritti palestinesi intensificano gli appelli e le pressioni sulla Fifa riguardo a quella che descrivono come l’incapacità dell’organizzazione di affrontare le azioni di Israele a Gaza. La Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (Pacbi), membro fondatore del movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (Bds), ha lanciato una nuova campagna per esortare tifosi, atleti e organizzazioni della società civile di tutto il mondo a utilizzare il torneo come piattaforma: l’organismo mondiale che governa il calcio deve rispondere delle proprie responsabilità.
LA CAMPAGNA arriva mentre Gaza continua a vivere uno dei periodi più letali e distruttivi della sua storia. Le operazioni militari israeliane su larga scala hanno devastato quartieri residenziali, ospedali, scuole e infrastrutture fondamentali, mentre le organizzazioni umanitarie continuano a mettere in guardia dal peggioramento della crisi umanitaria.
In una dichiarazione diffusa sui social media, il Pacbi ha accusato la Fifa di applicare due pesi e due misure, non avendo intrapreso azioni significative contro Israele nonostante i ripetuti appelli da parte delle organizzazioni palestinesi e dei gruppi per i diritti umani. «Lo sport non può essere separato dai diritti umani – si legge – La Fifa ha la responsabilità di difendere i principi che sostiene di rappresentare, tra cui l’uguaglianza, la non discriminazione e il rispetto del diritto internazionale». La critica riflette un dibattito più ampio che negli ultimi anni ha sempre più coinvolto le organizzazioni sportive internazionali.






