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Ultimo aggiornamento: 19:51
“Il Comitato disciplinare della Fifa sanziona la Federcalcio israeliana”. A leggere il titolo del comunicato ufficiale pubblicato dalla massima organizzazione calcistica mondiale, sembra quasi che le istituzioni del pallone si siano svegliate e abbiano deciso di prendere finalmente posizione su quanto accaduto e continua ad accadere in Palestina. Niente di più sbagliato. La Fifa ha soltanto fatto finta di intervenire, perché non poteva ignorare oltre la questione, ma in realtà la punizione decisa è appena un buffetto: una piccola multa economica, uno striscione e qualche generica raccomandazione, prendendo in considerazione solo gli aspetti meno gravi dell’accusa e anzi riscrivendo in maniera filo-israeliana il diritto internazionale.
Nessuna sorpresa: sul Fatto abbiamo già raccontato il doppiopesismo di Gianni Infantino, perché legato a doppio filo agli interessi politico-economici degli Stati Uniti e quindi anche di Israele. Lo conferma anche quest’ultimo provvedimento “farsa”, che nasce da una denuncia presentata dalla Palestina nel maggio 2024. Ci sono voluti dunque quasi due anni per partorire questa sentenza pilatesca, che dà un colpo al cerchio e due alla botte, pensando a salvare soprattutto le apparenze. La FederCalcio palestinese aveva accusato la corrispettiva israeliana di complicità nelle violazioni del diritto internazionale da parte del governo, con diversi capi d’accusa, tra cui il razzismo, le attività calcistiche organizzate illegalmente nei territori occupati della Cisgiordania e, ovviamente, l’uccisione di centinaia di calciatori nei bombardamenti a Gaza, che hanno avuto tra i tanti effetti collaterali anche quello di mettere in ginocchio il movimento.








