Roma, 13 feb. (askanews) – “Dall’ottobre del 2023 ad oggi gli sportivi uccisi in Palestina sono stati 1.100”. Molti di questi erano giovani atleti tra i 6 e i 20 anni. Distrutte le infrastrutture tra Gaza e Cisgiordania: stadi, campi da calcio, palestre e sedi di club. Agli atleti e alle atlete palestinesi è negato il diritto di allenarsi e gareggiare a casa e all’estero come invece possono fare tutti gli atleti degli altri paesi, a causa di una “politica sistematica di oppressione” e di “apartheid”.
Nei giorni delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, a denunciarlo e a lanciare un appello per chiedere di tutelare lo sport palestinese sono il presidente del Comitato olimpico palestinese e della Federcalcio palestinese Jibril Rayoub, due atlete come l’ex calciatrice e portavoce della Federcalcio palestinese Dima Said e la nuotatrice olimpica palestinese e membro dell’Olympic council of Asia Valerie Tarazi insieme all’ambasciatrice di Palestina in Italia Mona Abuamara. L’occasione è stata una conferenza stampa alla Camera per la presentazione del ‘Report sulla condizione dello sport in Palestina’, ospitata dal dem Mauro Berruto, il quale – ricordando l’esclusione dell’atleta ucraino di Skeleton per aver mostrato sul suo casco i volti delle vittime della guerra – ha affermato: “Non basterebbero 30 caschi per poter ricordare i volti e le storie degli atleti palestinesi uccisi”. Un appello, ha sottolineato Rayoub, che “mi auguro arrivi al mondo intero: la Fifa e il Comitato olimpico la finiscano con la politica del doppio standard e mostrino il cartellino rosso a Israele”.







