Gli esperti indipendenti delle Nazioni Unite chiedono ufficialmente a Fifa e Uefa di sospendere Israele come squadra nazionale dal calcio internazionale “come risposta necessaria per affrontare il genocidio in corso nei territori palestinesi occupati”. L’appello è firmato da Francesca Albanese, relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, e da altri 7 esperti Onu: la greca Alexandra Xanthaki, l’indiana Ashwini K.P., l’australiana Pichamon Yeophantong, il nigeriano Damilola Olawuyi, l’uruguaiano-messicana Fernanda Hopenhaym, la lituana Lyra Jakuleviciene e l’australiano Robert McCorquodale. Chiede di escludere la nazionale israeliana da tutte le competizioni, comprese quindi le qualificazioni al Mondiale 2026, dove è inserita nello stesso girone dell’Italia: il 14 ottobre gli azzurri del ct Gattuso dovranno affrontare proprio Israele a Udine.

L’appello parte da una considerazione: “La conclusione della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati, compresi Gerusalemme Est e Israele, secondo cui Israele sta commettendo un genocidio è l’ultima di un crescente numero di organismi internazionali che affermano che un genocidio è in corso nei Territori Palestinesi Occupati”. Di fronte a quanto sta accadendo a Gaza, quindi, “lo sport deve respingere l’idea che tutto proceda come se niente fosse“. Per questo è necessaria una presa di posizione da parte di Fifa e Uefa: “Gli organismi sportivi non devono chiudere un occhio sulle gravi violazioni dei diritti umani, soprattutto quando le loro piattaforme vengono utilizzate per normalizzare le ingiustizie“, scrivono gli esperti Onu.