PAVIA Una comunità numerosissima, composta da oltre duecento persone. È quella latino-americana di Pavia che negli anni è decisamente cresciuta. La grande maggioranza è costituita da dominicani e peruviani, ma ora è significativa anche la percentuale di ecuadoregni, salvadoregni e colombiani. In passato erano soprattutto colf e badanti, ora molti di loro sono Oss nelle case di riposo della provincia, vista l’educazione ricevuta per cui crescono con il massimo rispetto per gli anziani: «Li vediamo come nostri genitori o nonni – sorride Celia Soto, peruviana, referente della comunità insieme a don Nicholas Sacchi e suor Rosa – per questo siamo ricercati per questi tipi di lavoro». Celia è a Pavia ormai da trent’anni, parla benissimo l’italiano e fa la colf in due nuclei pavesi, che ormai sono a pieno titolo una vera e propria seconda famiglia per lei. Vive col figlio 23enne ed è inutile dire che tutti e due saranno nel gruppone presente in piazza Duomo. «Quando il Papa è stato eletto e tra le prime cose ha mandato un saluto caloroso a tutti i peruviani per noi è stata un’emozione grandissima – ammette Celia Soto – così come non vedo l’ora di incontrare il Pontefice. Siamo tutti davvero tanto emozionati». Sarà una grande festa per tutta la comunità presente, avvolta nei costumi tipici per accogliere in Pontefice nel migliore dei modi, anche sfidando il caldo visto che si tratta di abiti con tessuti pesanti. Il protocollo prevede che una ragazza legga il discorso di saluto al Papa, quindi seguirà una bambina che gli donerà un quadretto raffigurante l’arca di sant'Agostino. E infine tutti insieme intoneranno il canto Alma Misionera, particolarmente caro anche al Papa, che in Perù ha trascorso complessivamente circa 20 anni della sua vita. Ha operato nel paese andino come missionario, formatore di novizi, professore, e infine come vescovo di Chiclayo. «Nel Nord del Perù, vicino al mare – commenta Celia Soto – io invece provengo dal centro del Paese, sui monti, a circa duemila metri. Ma tra noi c'è anche chi viene proprio da Chiclayo e lo ha visto in piena attività. Comunque per tutti noi peruviani è stato davvero un punto di riferimento». In piazza Duomo ci saranno anche i bambini del catechismo e coloro che si stanno preparando a ricevere i sacramenti. E pure una presenza di missionari: «La nostra è una comunità molto unita – conclude – tutti i lunedì ci diamo appuntamento all'Oratorio di San Francesco per recitare insieme il rosario, sotto la guida di don Nicholas e suor Rosa e una volta all’anno partecipiamo a un ritiro spirituale. E partecipiamo poi alla processione in omaggio alla Nostra Signora de los Milagros, cui siamo tutti molto devoti, che si tiene al Carmine e per questo vogliamo ringraziare don Daniele Baldi». Insomma per queste duecento persone oggi sarà l’occasione di regalare al Papa ancora uno spicchio del “suo” Perù, riconducendolo alle emozioni e alle tradizioni che gli sono appartenute per vent’anni. È stato molto amato dalla popolazione locale, si è impegnato attivamente durante le emergenze climatiche (come il fenomeno del Niño) e la pandemia. Addirittura i media vaticani hanno anche dedicato un documentario, intitolato León de Perú, per ripercorrere la sua storia pastorale. Insomma il legame del Papa con il Perù non appartiene a una fase secondaria della sua vita: è uno dei capitoli che spiegano meglio chi è oggi. Robert Prevost arrivò in Perù nel 1985 come parte di una missione agostiniana. Anni dopo vi fece ritorno per dirigere il seminario agostiniano di Trujillo e, successivamente, fu nominato vescovo di Chiclayo, alla cui diocesi dedicò parole toccanti dal balcone del Vaticano nel suo primo messaggio come Pontefice. Nel 2015 ottenne inoltre la nazionalità peruviana, a testimonianza del profondo legame che mantenne con il Paese e il suo modo di vivere.
L'abbraccio sudamericano a Leone XIV
La grande gioia nell’accogliere il Papa della comunità latina: «Per noi è un punto di riferimento»
Comunità latino-americana di Pavia (200+ persone, prevalentemente peruviani e dominicani) accoglie Papa Leone XIV, che ha trascorso 20 anni in Perù come missionario e vescovo di Chiclayo. La visita celebra il legame duraturo del Pontefice con il Paese andino, testimoniato dalla nazionalità peruviana acquisita nel 2015.









