"Prima di venire qui ho sentito una signora che mi diceva che nel mondo non ci sono più segni di speranza. Stava soffrendo a causa della guerra e lei diceva 'dove vado?' Aveva perso tutto, ma noi che crediamo in Gesù Cristo" e "che viviamo uniti, possiamo essere quel segno di speranza anche in un mondo dove non si trovano più questi segni perché crediamo e conosciamo Gesù Cristo". Con queste parole Leone XIV ha iniziato la sua visita pastorale nella parrocchia multietnica del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo, poco distante dal carcere di Rebibbia, a Roma, Qui si conclude il ciclo delle cinque visite alle comunità della sua Diocesi, prima della Pasqua. Alla messa presieduta dal Papa partecipa anche una famiglia di origini peruviane la cui figlia sarà battezzata la sera della veglia di Pasqua.

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"Porte aperte, il Vangelo ci dice di accogliere tutti”

Ma prima di presiedere la messa, Prevost ha incontrato disabili e ammalati e ha citato le "porte aperte che accolgano tutti". Il vicario di Roma, card. Baldo Reina ha raccontato al Pontefice di un centinaio di realtà parrocchiali a Roma che fanno un servizio per gli stranieri per aiutare ad integrarsi. Il Pontefice ha sottolineato il "grande valore di questo gesto". Quindi ha stigmatizzato "l' atteggiamento di chiudere le porte e di dire 'basta così'. Il Vangelo ci invita ad uno spirito diverso, quello dell'accoglienza ".