PAVIA. «Il Papa? Lo avevo già visto in Perù, ha cresimato mio nipote!» lo racconta raggiante, tra la folla di piazza Duomo, Patricia Garcia. Insieme all’amica Mabel Gamarra è arrivata in città da Torino, ma entrambe portano al Papa il saluto di Chiclayo, “la ciudad del Papa León XIV”, come viene chiamata oggi la città nel Nord del Perù dove Robert Francis Prevost è stato vescovo dal 2015 al 2023. L’affetto del suo Perù «Siamo volute venire – raccontano le due donne – perché ci sentiamo tanto vicine a questo pontefice: era tra noi, con i piedi nel fango, quando c’è stata l’esondazione del fiume Leche nel 2017, e c’era durante la pandemia, quando nessun altro ci stava vicino. Vederlo arrivare a Roma ci ha toccato tantissimo. Lui diceva di sentirsi a casa in Perù, e noi volevamo portargli qui un po’ di casa sua». La delegazione peruviana era la più numerosa ieri in piazza Duomo, e anche la più sgargiante. Se diverse donne hanno sfoggiato abiti lunghi e colorati, con pizzi e fantasie pittoresche, spiccavano, tra la folla, i membri della Congregazione del Señor de los Milagros. Loro indossavano il tradizionale “abito morado”, la tunica viola (colore della penitenza e del sacrificio) su cui pende la corda bianca con i cinque nodi simbolo delle piaghe di Gesù Cristo. «Esistiamo dal 1655 – racconta Josè Luis Tapia -, da quando un terremoto di magnitudo 8 distrusse una chiesa molto importante a Lima: rimase integra solo un’immagine religiosa, dipinta dagli schiavi: chi si recava a venerarla, vedeva esaudite le proprie richieste. A questo culto, che si è diffuso in tutto il mondo, il Papa è particolarmente devoto».
L’abbraccio del Sudamerica «Qui per farlo sentire a casa»
Prevost è stato vescovo di Chiclayo dal 2015 al 2023 Tutta la comunità latina ha voluto portargli il suo saluto















