Roma, 20 giu. (askanews) – Un referendum popolare per superare il voto all’unanimità in Consiglio europeo. E’ la proposta suggestiva lanciata da Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea, ospite della trasmissione televisiva “In mezz’ora” questa settimana.
La proposta di Prodi è quella che, abitualmente, viene definita una “provocazione” e lui, vista l’esperienza, lo sa benissimo. Il referendum a livello dell’Ue, in qualunque forma, non è previsto dai Trattati europei. Dunque una consultazione sarebbe del tutto informale e promossa “dal basso”: “Ci vuole – ha spiegato il professore – un fatto emozionale. Quando si fece l’euro, che era il cambiamento della moneta, una cosa di importanza drammatica, la gente ha detto di sì. Eravamo 12 Paesi, adesso siamo 21. Bisogna fare qualcosa assieme di emozionale. Oggi, ad esempio, basterebbe che si facesse un referendum informale sulla unanimità delle decisioni, perché prima in Europa c’era la Commissione al centro, adesso è il Consiglio europeo dove ci sono i capi dei paesi e ognuno ha il diritto di veto. Ed è chiaro che non si può decidere. Basterebbe dire ‘no, adesso si decide a maggioranza’, come in tutte le cose democratiche”.
In Italia, Paese fondatore, c’è un interessante precedente: il 18 giugno 1989, contestualmente alle elezioni per il Parlamento europeo, si tenne un referendum consultivo sull’opportunità di conferire un mandato costituente alla stessa istituzione. È stato il primo e unico referendum statale di indirizzo nella storia della Repubblica italiana. Per svolgerlo fu necessario varare la legge costituzionale 3 aprile 1989, n. 2, approvata all’unanimità. La Costituzione prevede infatti tre tipi di referendum a livello statale: abrogativo (art. 75), costituzionale (art. 138, c. 2) e territoriale (art. 132). Il quesito chiedeva: “Ritenete voi che si debba procedere alla trasformazione delle Comunità europee in una effettiva Unione, dotata di un Governo responsabile di fronte al Parlamento, affidando allo stesso Parlamento europeo il mandato di redigere un progetto di Costituzione europea da sottoporre direttamente alla ratifica degli organi competenti degli Stati membri della Comunità?” La vittoria del sì fu schiacciante (oltre l’88% dei votanti) ma la consultazione era solo consultiva, con una valenza di indirizzo politico, per quanto rilevante.






