LAS VEGAS. Quantum senza qubit: è la scommessa di HPE che, invece di costruire processori quantistici, sta creando la prima piattaforma ibrida classica-quantum full-stack. Con otto partnership strategiche (inclusa IQM, per la sovranità digitale europea) l'azienda punta a rendere mainstream il quantum computing ibrido, sfruttando la leadership exascale dei supercomputer Cray (storica piattaforma del supercomputing acquisita 2019) senza mai possedere un singolo qubit.
La posta in gioco
Las Vegas, giugno 2026. Sul palco di HPE Discover, il CEO Antonio Neri ha aperto il keynote con una diagnosi netta: quella in corso è «una delle più grandi transizioni di piattaforma tecnologica nella storia».
Per una volta non si parla di intelligenza artificiale: alle sue spalle, tre supercomputer della famiglia HPE Cray (El Capitan, Frontier e Aurora) occupano le prime tre posizioni nella classifica TOP500 di novembre 2025, la misura internazionale dell'eccellenza nel calcolo ad alte prestazioni (HPC). Con quella base operativa, HPE ha deciso di giocare una partita più ambiziosa: trasformare la propria infrastruttura HPC in rampa di lancio per il quantum computing ibrido, senza costruire un solo qubit.










