Nel cuore di Manhattan, protetto da una doppia serie di porte scorrevoli e circondato da schiere di server tradizionali, si trova un oggetto che, a prima vista, ricorda una scultura d’avanguardia, ossia un cilindro verticale composto da sezioni concentriche di rame scintillante e acciaio, interamente progettato per compiere un “miracolo logico”. Parliamo di un computer, ma non uno di quelli che usiamo ogni giorno nelle nostre case o nei nostri uffici, bensì un computer quantistico.A costruirlo è stata un’azienda britannica, la Oxford Quantum Circuits (Oqc), che lo ha installato (in partnership con NVIDIA) in un data center nel cuore di New York[1] per metterlo a disposizione delle imprese-clienti attraverso connessioni in fibra ottica. L’obiettivo? Permettere alle grandi aziende di toccare con mano il futuro e abituarsi a una tecnologia che promette di riscrivere le regole della farmaceutica, della finanza globale e della sicurezza informatica.Per anni la computazione quantistica è rimasta confinata nel regno della fantascienza o dei laboratori universitari blindati. Si parlava di promesse, di teorie, di miracoli matematici costantemente rimandati a un domani indefinito. Oggi, però, lo scenario è radicalmente cambiato. I giganti del settore tecnologico mondiale non stanno più semplicemente studiando la materia, ma stanno scommettendo miliardi di dollari sul fatto che, entro il 2030, queste macchine inizieranno a surclassare i super-computer tradizionali in compiti specifici e cruciali. Sundar Pichai, l’amministratore delegato di Google, ha recentemente fotografato la situazione con un’efficace analogia, spiegando che l’informatica quantistica si trova oggi nello stesso punto di sviluppo in cui si trovava l’Intelligenza Artificiale cinque anni fa[2]. Un “diamante allo stato grezzo” o un momento di transizione, insomma, sospeso tra la sperimentazione pionieristica e l’esplosione commerciale.Indice degli argomenti