Nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo due adolescenti sono riuscite a dissolversi. Quando due sorelle di 12 e 16 anni spariscono da una comunità protetta e dopo quasi due settimane non c’è ancora un contatto certo, un avvistamento verificato o una prova risolutiva, la domanda non è più soltanto dove siano. La domanda è chi le abbia aiutate.

Oggi è stato aggiunto un tassello importante, ma non ancora risolutivo. Il procuratore di Sulmona, Luciano D’Angelo, ha voluto risentire per oltre tre ore, nella caserma di Villetta Barrea, Youssef, il fidanzato diciottenne di Alisya, la maggiore delle due sorelle scomparse. Un colloquio lungo, approfondito, che però — almeno per ora — non cambia lo stato formale dell’indagine: non c’è alcun indagato. È stato lo stesso procuratore a chiarirlo. Gli investigatori stanno cercando di fare luce su alcuni scritti che il ragazzo attribuisce alla propria madre e nei quali, secondo quanto emerso, la donna avrebbe manifestato l’intenzione di portare via le ragazze “anche con la forza”. Sulle risposte fornite dal giovane, al momento, non è trapelato nulla.

Il nuovo interrogatorio e il nodo degli scritti

In un’inchiesta in cui i margini tra fuga pianificata, sostegno esterno e possibile sottrazione si sovrappongono, tornare ad ascoltare una persona già sentita significa, quasi sempre, che gli investigatori hanno bisogno di verificare incongruenze, precisare tempi, ricostruire contatti, pesare le parole. Il procuratore ha spiegato che c’era la necessità di risentirlo, ma ha aggiunto che il giovane non è indagato e che l’audizione non aveva carattere d’urgenza: tanto che, ha precisato, il ragazzo è stato ascoltato dopo aver finito di lavorare.