L’AQUILA. Le cose da mettere in fila sono ancora tante, troppe, per far luce sulla scomparsa di Sarah e Alisya. E più passano i giorni (sono già 11), più questa sparizione delle due sorelline di 12 e 16 anni dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, località montana a 1.200 metri di quota nel cuore dell'Abruzzo, si riempie di domande che non trovano risposte. A fare più rumore è il silenzio. I telefoni e il campanello della struttura protetta dove le due sorelline vivevano da più di due anni che non squillano dalla notte del 7 giugno, quando Sarah e Alisya hanno lasciato la loro cameretta per allontanarsi nel buio, verso chissà quale destinazione e con l'aiuto di chi. Hanno abbandonato lì i cellulari ma portato con sé effetti personali: trucco, indumenti, particolare che esclude il rapimento ma fa piuttosto pensare a un allontanamento volontario. Con l'intenzione (i cellulari abbandonati) di non farsi localizzare.
L’allarme scatta dopo alcune ore Alle 6 di mattina un operatore si accorge che le due ragazze non ci sono più. Ma invece di dare subito l'allarme si aspetta ancora qualche ora, troppe, nella speranza che Sarah e Alisya si fossero solo allontanate momentaneamente dal loro alloggio, come era già successo altre volte. Perché l'altra cosa da chiarire resta questa: l'enorme “flessibilità”, sia negli orari che nella libertà di movimento dei minori ospiti (undici in tutto) di una casa accoglienza priva di videocamere all'esterno e di sistemi di sicurezza per vigilare su chi entra o esce dalla porta d'ingresso: Sarah e Alisya hanno girato una chiave e sono andate via, come due ospiti di un b&b. Gli indagati per abbandono di minori L'iscrizione di quattro responsabili della struttura nel registro degli indagati della procura di Sulmona, con l'accusa di abbandono di minori (per quanto un atto dovuto dopo la denuncia del padre delle ragazze) sembra avere anche questo significato. La casa famiglia si difende: «Non siamo un carcere, non siamo un ospedale, ma un centro di accoglienza. Ecco perché non ci sono sbarre alle finestre o telecamere di sorveglianza». Ma anche su una certa elasticità degli orari restano alcune cose da chiarire. Sabato sera, prima della loro sparizione, i gestori di due locali poco distanti dalla casa famiglia, hanno dichiarato di aver visto le due sorelline, riprese anche dalle telecamere di uno dei bar ristoro, intorno alle 22.30. Non da sole, ma in compagnia di due operatori della struttura e di altri ragazzi, tra i quali il ragazzo 18enne di Alisya. Hanno consumato bibite e gelati, giocato a calcetto. «Serene». Nulla che facesse presagire quel che è successo solo qualche ora dopo. Insomma, un'esistenza senza controlli asfissianti per le due adolescenti dopo l'allontanamento dalla famiglia (la madre ha una personalità manipolatrice secondo il Tribunale di Cassino) in questo paesino silenzioso di 280 anime che in estate accoglie i molti turisti in visita al parco nazionale. Ed ecco infatti un'altra sorpresa a complicare le indagini dei carabinieri: il sindaco di Civitella Alfedena ha fatto sapere che la notte della scomparsa delle due sorelline, tra le 20 di sera del 6 giugno e le 8 di domenica, le immagini delle telecamere di sorveglianza poste all'ingresso e all'uscita del Comune hanno restituito il passaggio di circa 300 autovetture. Una di queste potrebbe avere nascosto Sarah e Alisya. Ma quale? Altrettanto enigmatiche le frasi a mezza bocca che il fidanzatino egiziano di Alisya, più volte interrogato dai carabinieri in queste ore, continua a pronunciare ai giornalisti: «Le ha prese qualcuno», riferendo di una frase che la madre delle due ragazze avrebbe pronunciato recentemente: «Vado a prendermele anche con la forza». E di una casa nascosta in una località remota, che il ragazzo non ha saputo indicare, dove le due sorelline potrebbero trovarsi adesso.










