BOLOGNA – Non ha ancora sei mesi, il piccolo Suleman. Ma è già un piccolo miracolo, della medicina e della generosità. E’ nato in Siria il 1° gennaio con una grave malformazione cardiaca, la Tetralogia di Fallot, che “rende ogni respiro una sfida”. Nel suo Paese, con la sanità al collasso, non avrebbe avuto speranze di essere sottoposto a un intervento salvavita. Per questo Bologna ha spalancato le sue braccia, lo ha accolto, curato e coccolato. Per consentirgli, quando fra un mese tornerà a casa sua, di poter immaginare e vivere una vita normale. La mamma, che gli è stata accanto in questo viaggio della speranza e dell’ottimismo, non finisce di ringraziare chi ha reso possibile tutto ciò: il policlinico Sant’Orsola, dove Suleman è stato ospitato, e l’associazione Piccoli grandi cuori, che ora sta ospitando mamma e figlio finché non saranno nelle condizioni di poter tornare a casa. Piccoli grandi cuori ha fatto tanto anche prima. Ha lanciato un appello, e 400 generosi donatori hanno garantito i 27mila euro necessari per rendere possibile l’intervento, e quel che comporta. “Suleman è il simbolo di quello che una comunità può fare quando sceglie di non voltare lo sguardo”, commenta la prsidente dell’associazione, Paola Montanari.