Nei percorsi laterali dell’arte, talvolta, si rivela una scoperta. E’ quella delle opere di Antonio Rega (1915–1983) in mostra fino al 21 giugno al Frantoio Damato di Rutigliano, a una manciata di chilometri da Bari. Lo spazio segnato dalla memoria produttiva, accoglie questo progetto dal titolo «Antonio Rega – Equilibri inquieti (1950–1960)», curato da Tommaso Evangelista, come occasione di rilettura e valorizzazione, offrendo un contesto capace di amplificare il dialogo tra passato e contemporanei.

A oltre trent’anni dall’ultima retrospettiva realizzata a Bari presso Arte Spazio e dalla pubblicazione della monografia «Candore e colori» di Antonio Rega (Schena Editore), il Frantoio Damato dedica una mostra a questo artista del secondo Novecento pugliese, la cui ricerca si rivela oggi sempre più incisiva nel panorama storico-artistico regionale.

L’archivio familiare

L’esposizione, resa possibile grazie alla volontà dei figli di avviare un percorso di riscoperta dell’opera dell’artista, propone una selezione di lavori provenienti dall’archivio familiare. «Il progetto - spiega Evangelisti -si concentra in particolare sul decennio 1950–1960, fase cruciale che segna il passaggio da una visione figurativa legata al dato naturale e a un paesaggismo sospeso, a una più intensa costruzione dell’immagine e del corpo. In questi anni, la rappresentazione si carica di tensione: la presenza umana si destruttura, mentre il segno si fa colto, incisivo, capace di articolare una trama grafica che attraversa e satura lo spazio. La materia cromatica si addensa fino a erodere il disegno, generando configurazioni instabili, attraversate da equilibri precari, dove convivono attrazioni verso la forma e aperture verso una dimensione più libera, segnica e arcana».