La mattina dello scorso 29 aprile ad affrontarsi in una sorta di duello da far west conclusosi con un morto e 3 feriti sarebbero stati da una parte Giuseppe Robustella, 43 anni, incensurato manfredoniano, arrestato nell’immediatezza della sparatoria perchè accusato di omicidio e duplice tentato omicidio; e dall’altra Francesco Abbruzzese, 49 anni, foggiano soprannominato ”Stoppino”, elemento di spicco del clan Moretti, ora indagato a piede libero per il tentato omicidio di Robustella, ma di nuovo in cella dall’11 maggio perché coinvolto nel blitz contro la mafia del pizzo con l’arresto di 18 persone. Il presunto coinvolgimento di Abbruzzese nella sparatoria è la novità dell’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Rosa Pensa e dal pm Domenico Riccio, e condotta dalla squadra mobile.
Era già noto che Robustella, difeso dall’avv. Gabriele Esposto, fosse sospettato d’aver ucciso Antonio Stefano Bruno; e ferito gravemente il padre Pasquale e il fratello Saverio Bruno, forse dopo un litigio perché gli era stata ceduta nei giorni precedenti cocaina di pessima qualità. Che il nome di Abruzzese sia stato iscritto nel registro degli indagati per il tentato omicidio di Robustella rimasto ferito a spalla e braccio, è invece una novità emersa adesso. I pm hanno infatti disposto l’esame del Dna su alcune tracce di sangue rilevate dalla “scientifica” sul luogo del delitto. Trattandosi di un accertamento tecnico non ripetibile, ne hanno dato avviso agli indagati perché valutino se nominare propri consulenti. Da qui l’avviso anche a Abbruzzese, difeso dall’avv. Luigi Sauro. L’ipotesi d’accusa è che il mafioso abbia cercato di ammazzare Robustella esplodendo almeno un colpo di pistola con un revolver calibro 38, non riuscendo nell’intento perché il manfredoniano scappò.







