Nel dicembre 2024 entrarono nello stabilimento di Leonardo sulla Tiburtina per manifestare contro l’industria militare. Il 23 giugno la prima udienza che li vede imputati di turbativa violenta del possesso di cose immobili.
Il 18 dicembre del 2024 circa settanta persone sono entrate nel complesso della Leonardo, società statale del settore della difesa, su via Tiburtina a Roma con striscioni, bandiere e fumogeni per un'azione di protesta. Ora per due di loro, Simona e Riccardo, quella manifestazione si è trasformata in un processo penale, la cui prima udienza è fissata per il 23 giugno al Tribunale di Roma, e in una richiesta di risarcimento da 150mila euro avanzata dal colosso della difesa, costituito parte civile. "Spero che questa vicenda diventi la coda di quell'azione – dice Simona a Fanpage.it – e che, in qualche modo, questo faccia ancora più rumore dell'azione stessa".
La protesta contro Leonardo a dicembre 2024 In quei giorni, l'Italia e il resto del mondo non sono ancora entrati nell'escalation di proteste che ha raggiunto il suo culmine nell'autunno 2025 con la prima missione della Global Sumud Flotilla e i cortei oceanici convocati al grido di "Blocchiamo tutto". Varie associazioni e collettivi cominciano, però, ad attenzionare le aziende che hanno avuto o hanno rapporti nel settore della difesa con Israele. Nasce da qui la protesta davanti alla sede di Leonardo. "Ci è sembrato il luogo giusto dove provare a fare la nostra parte", racconta Simona. "Per noi significava contrastare l'aumento delle spese militari, e denunciare le responsabilità e le connivenze di una grande azienda italiana e, indirettamente, anche del governo italiano". Contestato il reato di turbativa violenta: "Ma è stato tutto tranquillo e pacifico" A lei e a Riccardo viene contestato il reato di turbativa violenta del possesso di cose immobili in concorso. Insieme a un gruppo di più di cinquanta persone sono entrati all'interno dello stabilimento Leonardo di via Tiburtina 12400 approfittando dell'apertura del varco destinato ai fornitori. Una volta all'interno hanno attraversato diverse aree esterne del complesso, utilizzato megafoni e fumogeni ed esposto striscioni. Sono anche passati dalla mensa aziendale, in quel momento vuota, sempre seguiti dalla vigilanza privata. Secondo l'accusa avrebbero interrotto temporaneamente alcune attività aziendali. "Direi che si è svolto tutto in modo molto tranquillo. Alla fine siamo usciti spontaneamente e siamo tornati sulla Tiburtina", aggiunge Simona.







