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Alessandro Fulloni

Il team del Koch institut in possesso di metodologie nuove. Reperteranno la letale sostanza a casa dei Di Vita cercando anche «anticorpi» nelle analisi di Gianni e Alice. La nomina ufficiale a consulenti da parte della Procura

Il loro ufficio, specializzato in bioterrorismo, si è occupato dei casi più clamorosi in cui la ricina è stata impiegata come arma chimica, primo fra tutti l’attentato sventato a Colonia — «il più devastante in Europa», si affermò — nel giugno 2018, quando fu arrestato un tunisino in contatto con l’Isis. In casa stava preparando una rudimentale «bio-bomba» servendosi di 3.150 semi di ricino da cui aveva sintetizzato 84 milligrammi della letale proteina.Fatto sta che dal prossimo 29 giugno Christian Herzog e la sua vice Sylvia Worb — medici presso il Robert Koch Institut di Berlino, l’agenzia di governo tedesca specializzata in malattie infettive — aiuteranno ufficialmente la Procura di Larino (Campobasso) nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Vita, 50 anni, e di sua figlia Sara, 15. Un duplice omicidio premeditato che ha visto l’impiego della micidiale ricina, trovata nei loro corpi. I due tedeschi sono tra le massime autorità continentali in tema di contrasto al bioterrorismo. Herzog — con un ruolo a metà tra il nostro medico legale e il coroner britannico — in particolare dirige lo Zbs, il «Centro per le minacce biologiche» i cui sconfinati archivi contengono dossier dettagliatissimi, guerra batterica, antrace, gli avvelenamenti dei dissidenti russi Navalny e Litvinenko. Cosa dovranno fare gli inviati del Koch, che a Pavia hanno già incontrato Carlo Locatelli, il direttore del Centro Antiveleni che ha accertato l’uso della sostanza nel delitto, lo si legge nel decreto che ha formalizzato la loro consulenza. Forti di «metodiche già utilizzate» in Germania e inedite in Italia, effettueranno rilievi sui reperti biologici delle due vittime e soprattutto parteciperanno ai sopralluoghi a casa dei Di Vita, a Pietracatella, dove avvenne l’avvelenamento nei giorni di Natale. Herzog, che ha proposto il suo aiuto tramite canali diplomatici, ha chiarito di «poter prelevare campioni di alimenti (circa 70 quelli sequestrati) e materiali», mobili e vestiti, per accertare «la presenza della ricina», sostanza estremamente volatile, anche dopo mesi dalla morte delle due donne. Dalle analisi arriverebbero risposte decisive: da come è stato somministrato il veleno a dove è stato sintetizzato, in laboratorio o in modo «fai da te» da qualche parte in Molise. La Mobile diretta da Marco Graziano ipotizza il delitto maturato nel folto nucleo familiare dei Di Vita. Eventuali «anticorpi» trovati da Herzog nel sangue di Gianni e Alice (marito di Antonella e primogenita) stabilirebbero una contaminazione anche per loro. L’obiettivo? Quello di sterminare genitori e figlie.