di
Davide Frattini
Gadi Eisenkot, di origine marocchina, ha perso un figlio e due nipoti a Gaza dopo il 7 ottobre. A differenza di Benjamin Netanyahu, pensa al dopo. E le sue idee convincono la gente
GERUSALEMME - Al funerale del figlio ha ricordato quando venticinque anni prima era arrivato in ritardo. «Sono corso dalla caserma sulle alture del Golan, ma non ho fatto in tempo e non ho potuto vederti venire al mondo». Adesso Gadi Eisenkot ha fretta e tira dritto anche per la promessa depositata quel giorno sulla tomba di Gal, caduto in un’imboscata a Gaza nel dicembre del 2023: «Il sacrificio tuo e quello degli altri non sarà stato inutile, faremo qualunque cosa per essere degni di voi».
L’ex capo di stato maggiore non sta pensando solo alla «vittoria» militare, l’obiettivo posto dal governo di eliminare Hamas dalla Striscia, Hezbollah dal Libano gli ayatollah dall’Iran. A differenza di Benjamin Netanyahu, pensa al dopo. È per questa ragione che per qualche mese entra nel consiglio di guerra ristretto, per senso del dovere dopo gli eccidi del 7 ottobre 2023 e perché spera di poter indirizzare il premier che agisce come un capo solo al comando. Se ne va in disaccordo per come viene gestita la crisi degli ostaggi — troppe tregue rinviate che avrebbero potuto riportarli a casa prima — resta però in politica, sempre per mantenere quell’impegno verso le nuove generazioni, i caduti in battaglia (a Gaza ha perso anche due nipoti) e chi in Israele continuerà a vivere.










