di

Lele Adani

Tutte evolvono, tutte crescono: non è possibile distrarsi un minimo che si rimane indietro (e noi ne sappiamo qualcosa, come Paese…)

La pelota no se mancha. La più importante frase della storia del calcio, regalata al mondo da Diego, non smette mai di essere attuale. Se il Mondiale che gli Stati Uniti hanno preteso di organizzare, dopo lo scandalo del «Fifagate», voleva celebrare il trionfo dello show business, scuotendo il sistema, il calcio è rimasto vivo e centrale. Perché nel più importante, e seguito, evento dello sport, quando si va in campo, comanda il campo. E nel terreno di gioco vediamo come le proposte evolvono in ogni parte del mondo, rendendo così questo gioco, ogni giorno che passa, il più planetario.

Che gioia per gli appassionati vedere il Marocco, il Senegal, la Corea del Sud, il Giappone, la Costa d’Avorio, gli stessi Stati Uniti… tutte squadre che esprimono un calcio di conoscenze nelle varianti, nella ricerca, nella continuità, nel coraggio. Perché il Mondiale, con la sua cadenza quadriennale, registra le tendenze del gioco. E il calcio, inequivocabilmente, viaggia verso una direzione chiara, verso una proposta che adesso è propria anche delle squadre che fino a ieri si definivano minori. Il risultato, oggi, se lo vuoi, devi andartelo a prendere, non basta più un «calcio di risposta».