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Ecosì anche Trump ce lo siamo giocato. Attenzione, La7 avrebbe dovuto farci ascoltare l’audio originale e non un doppiaggio. In una conversazione, il tono è tutto, e può mostrare la differenza tra una smargiassata (una cafonata sgradevole, insomma) e un’offesa sanguinosa. Anche perché è perlomeno distorsivo tradurre «to feel sorry» con «farmi pena». Ma – diciamocelo – dopo una giornata di lite rovente ormai il danno è fatto. In ogni caso nella serata di ieri lo stesso Trump, anziché spegnere il fuoco, lo ha riattizzato con una nuova polemica fiammeggiante.

Addirittura gira voce che Trump si fosse irritato perché nei giorni scorsi era diventato virale un video in cui Meloni gli parlava con aria assertiva (scherzando potremmo dire: «a dito armato»). E allora lui si sarebbe «vendicato» così. La realtà è che Trump è palesemente «andato»: ed è un gran peccato. Ormai ne azzecca una e ne sbaglia tre, e soprattutto – qualunque cosa faccia – aggiunge un tocco da zio matto, da personaggio bizzarro e inaffidabile.

La sgradevolezza (peraltro gratuita e inventata) contro Giorgia Meloni, che gli ha replicato in modo elegante e dignitoso, è il secondo disastro di questo weekend trumpiano, dopo il capolavoro negativo di avere vinto sul campo contro gli ayatollah salvo poi perdere a tavolino, realizzando un’intesa che rischia di regalare al regime iraniano un’altra generazione di tempo per opprimere il suo stesso popolo. E a Trump non è nemmeno bastato: ha anche aggiunto in omaggio quello che Il Tempo ha subito chiamato un «Pnrr» per gli ayatollah. Roba da pazzi.