Il sommo poeta Dante Alighieri, che solo un mitico gaffeur semianalfabeta come il ministro della Cultura (!) Sangiuliano poteva iscrivere d’ufficio alla destra, collocò nell’Antinferno gli ignavi, destinati a una pena particolarmente degradante e oggetto di aperto disprezzo da parte di Dante, che non li considera degni di attenzione (Non ragioniam di lor ma guarda e passa).

È all’Antinferno e agli ignavi che mi ha fatto pensare il buon De Gregori, un bravo cantautore che con le sue canzoncine melense ha segnato nel bene e nel male l’adolescenza di molti di noi oggi più o meno vecchietti.

Ma forse il mio giudizio è troppo pesante. In fin dei conti De Gregori ha dichiarato di “non volere fare proclami” e di “avere le idee confuse” su Gaza. Sembrerebbe un’onesta ammissione dei propri limiti ma, certo, se tutti facessero così ci sarebbe un volgersi dall’altra parte collettivo di fronte al genocidio del popolo palestinese e ai crimini di Israele che costituisce oggi il principale pericolo per la pace mondiale.

Tanto più che lo stesso De Gregori non si è peritato di esternare un certo incomprensibile fastidio nei confronti di chi, come Bruce Springsteen, Roger Waters e altri, prende invece posizione in modo netto.