Piškotek è un testimone oculare dei “safari umani” di Sarajevo: turisti di Paesi occidentali che pagavano per poter uccidere civili, anche bambini, durante gli anni dell’assedio. A Fanpage.it ha raccontato in un’intervista esclusiva in completo anonimato di conoscere l’identità di alcune di queste persone e di aver temuto di morire per questo.

Civili in fuga dai cecchini a Sarajevo durante l’assedio della città. (Foto da Getty Images)

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di Enrico Spaccini e Beatrice Barra “Quando hanno sparato a un bambino non potevo crederci. Dopo aver visto una cosa del genere mi sono detto: ‘Finché non esco dalla Bosnia, sono un uomo morto’. Sono rimasto in silenzio fino a quando con un volo umanitario sono atterrato a Spalato, solo allora ho capito di essere vivo”. A parlare a Fanpage.it, in un’intervista esclusiva, è “Piškotek” (“biscotto”, in sloveno), testimone oculare dei “safari umani” che hanno causato la morte di moltissimi civili durante l’assedio di Sarajevo. Per raccontare la sua esperienza ha chiesto la massima tutela della sua identità: “Avevo nascosto tutto questo nel profondo di me stesso e preferivo tacere, capite? Per molto tempo ho avuto timore per la mia vita”.