C’erano anche cecchini italiani a Sarajevo, negli anni novanta, durante il massacro della popolazione compiuto dai serbo-bosniaci. Cecchini del weekend” che andavano nella capitale bosniaca a sparare per divertimento. Lo rivela la straordinaria testimonianza di un agente dell’intelligence bosniaca, Edin Subašić, allo scrittore Enzo Gavazzeni. IL Sismi, sostiene l’agente, scoprì questi viaggi dell’orrore e li fermò, probabilmente allertando diverse intelligence occidentali alleate. Non è chiaro però quanto sia durata questa incredibile caccia ai civili, e adesso – dopo che Gavazzeni ha poetato un esposto in Procura a Milano – è stata aperta un’inchiesta. Molti dei protagonisti di allora potrebbero essere vivi, nonostante siano passati più di trent’anni.

Nelle carte si legge che Edin Subašić racconta con una certa precisione anche cronologica cosa stava accadendo: «I servizi bosniaci hanno saputo del “safari” (lo chiama testualmente così, ndr.) alla fine del 1993. Abbiamo informato il Sismi all'inizio del 1994 e ci hanno risposto in 2-3 mesi: “Abbiamo scoperto che il safari parte da Trieste. L'abbiamo interrotto e il safari non avrà più luogo”». Da allora non ci son state più evidenze che i safari dei cecchini a pagamento si fossero ripetuti: «Il servizio bosniaco non ebbe più informazioni sul fatto che il safari si ripetesse a Sarajevo. Non abbiamo ottenuto dal Sismi i nomi dei cacciatori o degli organizzatori, dovrebbe esserci un documento del Sismi che attesta che nella prima metà del 1994 a Trieste hanno scoperto il punto da cui parte e che hanno interrotto l'operazione».