Occhi puntati sulla Colombia, questa domenica, uno degli ultimi grandi paesi dell’America Latina al voto in questo 2026 per eleggere il presidente della Repubblica, stretto tra la conferma di un progetto progressista e l’affermazione di un disegno reazionario che, con l’arrivo di Donald Trump, è andato dispiegandosi in buona parte del continente.
Il prossimo 21 giugno si terrà infatti il secondo turno delle elezioni presidenziali nel paese andino. A confrontarsi saranno due modelli opposti di paese rappresentati dal candidato progressista Iván Cepeda, senatore del Pacto Histórico guidato dall’attuale presidente Gustavo Petro e dall’esponente di estrema destra Abelardo de la Espriella, uscito vincente contro ogni pronostico nel primo voto del 31 maggio scorso.
Gli ultimi sondaggi, che risalgono ormai a una settimana fa, danno in vantaggio de la Espriella per circa quattro punti percentuali. Nessuno dei due contendenti sembra però esserne convinto, perché la differenza di consensi tra loro sarebbe ora molto più stretta, tanto da suggerire a de la Espriella di non abbassare la guardia e a Cepeda di compiere ogni sforzo possibile per conservare il proprio elettorato e conquistarne di nuovo. La prudenza da un lato e la speranza dall’altro sono suggerite anche dall’errore di previsione con cui si è arrivati al primo turno, quando lo scrutinio del voto ha ribaltato ogni stima precedente, facendo gridare Petro alla frode elettorale.














