Conte, Schlein e Fratoianni, ieri alla festa della Fiom a Bologna, non hanno risparmiate critiche alla premier MeloniPer onore di patria tutti con la premier Giorgia Meloni. Per amore di politica, facendo le debite obiezioni, specialmente dalle opposizioni. Per tacere di cronaca, senza dare il debito rilievo al fatto che, in effetti, al vertice di Evian il presunto "leader del mondo libero" Donald Trump non era per nulla di buon umore di fronte alle dichiarazioni profete di amicizia imperitura dispensate dalla presidente del Consiglio italiana sul famigerato divanetto dove si sono intrattenuti: lei esibendo un sorriso sin troppo ostentato di fronte a un tycoon in effetti più scorbutico del solito.

Il caso Meloni-Trump diventa a maggior ragione un saggio di scontate predisposizioni e dichiarazioni politiche da parte dei due poli che si accingono alla lunga rincorsa verso le elezioni. Con la maggioranza di centrodestra che manifesta il proprio sdegno, tanto che il ministro degli esteri Antonio Tajani ha deciso di disertare un bilaterale in programma a fine mese, col supporto di un indignato e patriottico Roberto Vannacci.

Mentre il leader dell’opposizione di centrosinistra Elly Schlein e Giuseppe Conte, salvo le voci riformiste e centriste facilmente allineate con le debite posizioni del Quirinale, avvertono la maggioranza che non può lamentarsi di camminare al fianco dello zoppo tycoon.