È una di quelle cattive abitudine che abbiano importato dagli Stati uniti. Il Taser era considerata un’arma poco offensiva quando, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, venne promossa per la prima volta negli Usa. Da allora la pistola a impulsi elettrici si è diffusa in tutto il mondo ma dopo mille e più morti stimati nei soli States, secondo un’inchiesta dell’agenzia Reuters, la stessa azienda produttrice declassò l’arma da «non letale» («non-lethal weapon») a «poco letale» («less-lethal weapon»).

In Italia da quando, il 14 marzo 2022, sono stati introdotti operativamente e dati in dotazione alle forze di polizia, i Taser hanno sparato 1.091 volte fino a febbraio di quest’anno, secondo i dati dello stesso ministero dell’Interno ottenuti da Altraeconomia. E hanno provocato «almeno sette casi di persone decedute dopo essere state colpite dal dispositivo, di cui quattro in un intervallo di tempo di soli due mesi, tra agosto e ottobre 2025». Segno dell’aumento consistente dell’utilizzo dell’arma.

A ricostruire «Storia, controversie e zone d’ombra della pistola a impulsi elettrici», come recita il sottotitolo, è il corposo rapporto «Taser in Italia» messo a punto dall’associazione Antigone e presentato ieri a Roma alla Camera dei deputati su invito del segretario di +Europa, Riccardo Magi. Il quale, insieme alla vice del partito, Antonella Soldo, l’anno scorso, quando la cronaca rivelava uno dopo l’altro casi di giovani morti dopo essere stati colpiti, chiese la sospensione cautelare dell’arma sentendosi però rispondere dal ministro dell’Interno Piantedosi che il Taser è uno «strumento imprescindibile» per le forze di polizia. «Una risposta data – ricorda Magi – senza tenere conto delle evidenze scientifiche né delle indagini che erano ancora aperte».