Nelle stanze della Biblioteca di Palazzo Leopardi, durante lavori di consolidamento murario avviati circa due anni fa, sono emersi due livelli di intonaco dipinto sepolti sotto secoli di ridipinture successive. Il più antico risale agli inizi del Cinquecento e imita un tessuto damascato su fondo arancione. Il più recente, databile tra la fine del Cinquecento e i primi del Seicento, rivela un impianto decorativo di straordinaria complessità: cariatidi in bronzo dorato, specchiature marmoree illusionistiche, nicchie abitate da figure allegoriche — la Carità, forse una Sibilla — e una mutila Cacciata di Adamo dal Paradiso Terrestre dai colori ancora luminosi, quasi sfrontati nella loro bellezza ancora conservatasi.

Nel cantone superiore, il racconto si abbassa al quotidiano del tempo: scene di caccia con cavalieri armati di picche, un contadino che sprona un asino ad attraversare un ponticello; ancora pellegrini in cammino su strade di campagna che ricordano i devoti diretti nella vicina Loreto.

Poi, ecco una nave benedetta dal motto biblico IN TE CONFIDO e sovrastata dall’Allegoria della Fortuna Marina — figura di giovane donna nuda su un delfino, la vela gonfia in mano — qui si fa strada l’idea che l’immagine potrebbe essere stata desunta dall’Iconologia di Cesare Ripa.