La geopolitica resta il fattore che più influenza l’andamento delle materie prime, dal petrolio in calo all’oro in pausa, fino al rame che invece corre verso nuovi record.
La conferma arriva dall’ultimo report trimestrale sulle commodity di Intesa Sanpaolo, firmato dall’economista Daniela Corsini, redatto alla luce della svolta del 14 giugno, con il Memorandum of Understanding in 14 punti tra Stati Uniti e Iran che apre la strada a un possibile ripristino della piena navigabilità dello Stretto di Hormuz entro fine mese e fa interrogare sugli effetti che avrà sulle materie prime.
La guerra nel Golfo Persico ha congelato gran parte dell’offerta mediorientale, senza distruggerla: solo a maggio, ricorda il report, sono stati sottratti al mercato circa 11 milioni di barili al giorno.
Nello scenario base di Intesa Sanpaolo il Brent dovrebbe attestarsi su una media di 88 dollari nel terzo trimestre, per poi scendere a 78 dollari nel quarto e tornare verso i livelli pre-crisi nel 2027 (media annua di 67 dollari, contro 85,5 nel 2026).
In caso di scenario avverso, legato a trattative più complesse sul nucleare iraniano e sulle sanzioni, il Brent potrebbe schizzare fino a 145 dollari nel terzo trimestre, quindi vicino ai massimi attesi durante il conflitto.







