di

Ruggiero Corcella

Una ricerca realizzata per Italian Resuscitation Council: i 48% degli italiani si dice pronto ad aiutare una persona colpita da arresto cardiaco, ma molti temono di non essere all’altezza o di subire un forte impatto emotivo. Gli esperti chiedono che il supporto psicologico entri nella formazione al primo soccorso

Quando una persona viene colpita da un arresto cardiaco, l’attenzione si concentra naturalmente sulla vittima e sulle possibilità di salvarne la vita. Ma esiste un altro aspetto, meno visibile e spesso trascurato, che riguarda chi presta soccorso. Intervenire in una situazione di emergenza può infatti lasciare un segno emotivo importante. Secondo una ricerca realizzata per Italian Resuscitation Council (IRC) dall’Osservatorio Opinion Leader 4 Future, Credem e Università Cattolica, oltre la metà delle persone disposte a intervenire teme di poter vivere un forte disagio psicologico dopo l’esperienza e di avere bisogno di confrontarsi con qualcuno per elaborarla.Il dato emerge in un contesto in cui la disponibilità ad agire resta limitata: solo il 48% degli italiani dichiara infatti che sarebbe disposto a intervenire in caso di arresto cardiaco. Tra questi, il 52% teme il possibile impatto psicologico successivo al soccorso.