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Francesco Battistini

Tanti i partecipanti a «La seconda Vita. Storie di rinascita dopo l’arresto cardiaco», l’incontro all’IRCCS San Raffaele. «L’ho vista accasciarsi e le ho massaggiato il cuore. Tenevo il ritmo cantando Stayin’ Alive». La dottoressa Maria Grazia Calabrò: «Servirebbero centri mobili d’emergenza per ridurre i tempi»

Gli si strinse il cuore, una mattina alle 8, ed è col cuore in mano che adesso ne parla. L’ultima cosa che Jonathan vide, morendo fra le aiuole, fu lo sguardo bronzeo della statua di Montanelli. La prima che rivide, rinascendo in terapia intensiva, fu il sorriso della dottoressa Maria Grazia Calabrò. «Ma che cosa m’è successo…?». Mentre faceva jogging nei giardini di via Palestro, il 10 giugno scorso, Jonathan Mazzotti s’arrestò così. Di colpo.

Assieme al suo cuore. Il battito che si ferma, il cervello senza sangue, niente respiro, stato d’incoscienza: può capitare, in un sano di 44 anni; capita ogni 8 minuti, a un italiano, e ogni 3 ore a un milanese. Con uno su dieci che ce la fa e gli altri nove che muoiono in pochi minuti o finiscono in carrozzella, se non peggio. «A me, non è un caso che sia successo lì e in quel momento».