È un meccanismo introdotto dallo Stato che impone alle aziende fornitrici di beni sanitari (farmaci e dispositivi medici) di rimborsare parte della spesa sostenuta dalle Regioni quando queste superano i rispettivi tetti di spesa previsti dalla legge. In una parola, per gli addetti ai lavori: “Pay back”. Doppio canale Si divide in due ambiti con un comune denominatore, anche in Piemonte: settore biomedicale e farmaceutico. Il payback sui dispositivi medici prevede che le aziende fornitrici concorrano a ripianare lo sforamento dei tetti regionali, coprendo solitamente circa il 50% dell'eccedenza. Il payback farmaceutico si attiva quando la spesa farmaceutica territoriale ed ospedaliera nazionale supera le soglie stabilite. Tensioni crescenti Tutto chiaro? Affatto. Restando alla nostra regione, il payback sui dispositivi medici per il periodo 2015-18, introdotto per ripianare lo sforamento della spesa sanitaria regionale, rimane un tema pieno di incognite per i conti della Sanità piemontese e per la sopravvivenza di centinaia di piccole e medie aziende del settore medicale, in attesa della trattazione di merito del Consiglio di Stato (prevista per il 24 settembre p.v.) sulla legittimità del meccanismo rispetto alla sentenza, affermativa, del Tar del Lazio. Oltre 160 di queste aziende hanno sede in provincia di Torino, terza provincia italiana dietro a Milano e Roma per dimensioni del fenomeno.