Da Starmer "non è Churchill" a Leone è un "debole" passando per Macron "si sbaglia sempre"
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Le dichiarazioni che il presidente Donald Trump ha affidato all’emittente all’indomani del G7 in Francia, attaccando Giorgia Meloni, non sono passate inosservate. Ma non è la prima volta che il tycoon mette nel mirino leader di altri Paesi con dichiarazioni provocatorie. Tra gli attacchi più forti degli ultimi tempi, che hanno portato al raffreddamento dei rapporti tra Meloni e Trump, ci sono gli attacchi a Papa Leone XIV, primo pontefice americano della storia. Secondo Trump, Robert Prevost è un “debole, senza di me non sarebbe in Vaticano” e “sta mettendo a rischio cattolici”. rompendo ogni protocollo, Leone XIV ha risposto al presidente Usa: “Sta mettendo a rischio cattolici”.Quest’anno ha messo nel suo mirino anche Emmanuel Macron, deriso per la lite con la moglie Brigitte in un video (poi cancellato), ma già in passato si era scagliato contro il presidente francesce. Nel 2018 Macron fu fatto oggetto di un vero e proprio “fuoco amico” dopo le commemorazioni della Grande Guerra a Parigi. Con una serie convulsa di post social, Trump attaccò Macron per il “grado di approvazione molto basso, del 26%”, e la disoccupazione vicina al 10%, chiudendo con "Make France Agan!". Sulla proposta di un esercito europeo rincarò: “Stavano per imparare il tedesco a Parigi prima che arrivassero gli americani”. E bollò l'idea come “offensiva”. Di recente ha criticato anche Keir Starmer nel contesto della guerra in Iran dicendosi “non sono contento del Regno Unito”. E poi, riferendosi al primo ministro: “Non è un Winston Churchill", "Debole e incerto".Le immagini di Volodymyr Zelensky umiliato nello Studio Ovale hanno fatto il giro del mondo quando il presidente ucraino arrivò per la prima volta a Washington dopo essere stato chiamato “comico di modesto successo”. A giugno 2025 si rivolse a Friedrich Merz sostenendo che “il D-day non è stato un giorno piacevole per il suo Paese”. Nello stesso anno ha attaccato anche Pedro Sanchez, arrivando a proporre pubblicamente l’esclusione della Spagna dalla Nato, perché è "l'unico fanalino di coda" e minacciò "punizioni commerciali".











