di
Angela Cotticelli
Prevenzione e maggiore consapevolezza possono ridurre gli incidenti in acqua. L'esperto: «Per i più piccoli organizzare turni di sorveglianza ed essere sempre a distanza di braccio»
Nel biennio 2024-2025, in Italia, si sono registrati oltre 600 annegamenti, prevalentemente tra gli uomini e distribuiti quasi equamente tra mare e acque interne. Nel 23% dei casi si trattava di bambini e giovani fino a 24 anni. Sono questi i dati che emergono dalla relazione annuale dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e degli incidenti in acque di balneazione dell’Istituto Superiore di Sanità. Secondo gli esperti, si tratta di numeri ancora molto elevati ma in larga misura evitabili.
Come ridurre i casi «Gli annegamenti rappresentano eventi che possono essere drasticamente ridotti attraverso la prevenzione, l’educazione e una maggiore consapevolezza dei rischi legati all’acqua, fino a ricondurre il fenomeno a pochi casi realmente accidentali – spiega Fulvio Ferrara, direttore Area comunicazione, gestione e accesso ai dati e coordinatore dell’Osservatorio nazionale prevenzione annegamenti, organo tecnico del ministero della Salute -. L’esperienza maturata negli ultimi anni dimostra che intervenire è possibile. In alcuni Paesi, l’introduzione di normative specifiche, misure tecniche di sicurezza, attività educative e campagne di sensibilizzazione nel caso delle piscine frequentate dai bambini, ha consentito di ridurre gli incidenti a poche unità all’anno. Questo conferma che è possibile agire in modo significativo sull’incidentalità».








