Solitudini e aggressività sono all’ordine del giorno: se si guardano i telegiornali, le trasmissioni di cronaca (esageratamente tante) un fendente sembra l’unico modo per difendersi, attaccare. La mente di alcuni sembra sopraffatta da vuoti incolmabili tra assenze, indifferenze, l’esigenza di imporsi.
La via intrapresa non è quella giusta: non è la punizione a determinare la colpa, né l’aumento propulsivo di leggi, se manca l’educazione, la cultura, l’amore per il sapere, la responsabilità, nessuno potrà mai dirsi cittadino libero. Il punto di partenza consiste nell’educazione e nella formazione e non si possono tralasciare per questi compiti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado. È necessario innanzitutto togliere, sottrarre, togliere, troppe sollecitazioni, troppe immagini, troppe esposizioni performanti, eccessivi sguardi che facilmente si smarriscono senza parole, senza «una», ne basterebbe una, «amore».
Non è retorica, non lo è affatto. I bambini, i ragazzi, gli adolescenti hanno bisogno di un solo sguardo attento, di cura, di guida, quello dell’adulto, e anche gli adulti hanno l’esigenza di rivolgersi a qualcuno. Si ha costantemente necessità di «uno», dell’«altro», che rassicuri, conforti, solleciti al pensiero. Ecco, appunto, si dedica poco spazio al pensiero, alla riflessione, all’ascolto, a comprendere guardando negli occhi dell’altro che qualcosa non va per il verso giusto, non segue il fluire della vita.








